Glielo dico o non glielo dico?

06 Giugno 2017

La verità, lo sai bene, può fare male: in ufficio, sul lavoro, con i collaboratori e i colleghi anche di più. Qual è la scelta migliore? Dare feedback chiari e diretti o preferire il silenzio? Kim Scott ci ha scritto un libro: “Radical Candor”.

La chiave sta nella “schiettezza radicale”, che non ha nulla di aggressivo.

Quali sono le sue caratteristiche?

Primo. Al centro dell’osservazione non c’è la persona ma l’azione compiuta da quella persona.

Secondo. L’azione va commentata in modo chiaro e diretto, con l’obiettivo di intervenire per correggerla e anche di aiutare la persona a crescere.

Terzo. Chiarezza non significa crudeltà: chi rilascia il feedback deve usare a piene mani tutta l’empatia di cui è capace.

Quarto. La stessa schiettezza va usata sia nel male sia nel bene: sii tanto trasparente nell’avanzare osservazioni quanto generoso nel riconoscere i meriti ed i successi di chi ti circonda.

È interessante la visione di Kim Scott, secondo cui nelle aziende spesso – per paura di fare danni e accendere conflitti – ci si astiene dall’esprimere critiche. Quella che viene chiamata “empatia rovinosa” è l’eccesso di rispetto per i sentimenti altrui, che porta a lasciar perdere. Anche questo è sbagliato.

Un buon capo è chiamato ad esporsi, nell’interesse di se stesso, dell’azienda e di chi compone il suo team. Ecco perché la “schiettezza radicale” – maneggiata in modo responsabile, trasparente ed empatico – è una competenza davvero importante.