Il Coaching e l’allenamento all’ascolto di sé

27 Maggio 2015

Era quel nodo irrisolto, quell’obiettivo offuscato, quella potenzialità inespressa, quella felicità sovraesposta, quel dolore sopito: “Urlava forte, là sotto, ma non riuscivo a sentirlo per una ragione tanto semplice da sembrare banale: l’incapacità di ascoltarmi”.

Ci siamo passati tutti. A ben pensarci, l’ipoacusia verso di sé e gli altri è un effetto collaterale di questi anni: l’epoca dell’indefinito frastuono a 140 caratteri, dell’accrescere relazioni in ampiezza disinteressandosi della loro profondità.

Ascoltarsi e ascoltare per sfuggire alla crisi

Galleggiamo in superficie. E si fa prepotente il sospetto che la mostruosa “crisi” tanto evocata sia, in realtà, la somma di un’infinità di crisi di autogoverno. Se è così, il Coaching sembra rivestire una valenza sociale: riallenandoci all’auto-ascolto, offre un provvidenziale percorso di consapevolezza individuale e collettivo. Un punto fermo, da cui ripartire.